Un occhio sul presente e sul futuro: democrazia rappresentativa partecipata

di David Tammaro 17.01.2017



Cosa è la politica oggi in Italia e come necessariamente rinnovarla?

La politica, non vogliamo venga ridotta ad una fiction, un selfie, una narrazione distante dalla gente.

La politica deve rimanere agganciata al reale, anzi essere la parte propositiva del reale, la guida della gente!

Una via, senza dubbio importante e condivisa in gran parte della Sinistra, sarebbe ripartire dal recupero del- l’esperienza gramsciana creando tuttavia non un partito centrale, ma un partito con un’organizzazione a rete inserita nelle realtà più periferiche del territorio per fornire alla gente soluzioni alle loro difficoltà quotidiane, supporto e solidarietà alla disperazione della perdita di un lavoro, alla disperazione dell’abbandono e della solitudine.

La politica per mestiere porta invece a limitare al minimo la partecipazione con la comunità. Se la politica si disconnette dal reale è chiaro che forma la casta, che a volte combatte contro il popolo per mantenere il privilegio creato a loro immagine e somiglianza. Negli ultimi anni la crisi della politica ci ha portati al vuoto della politica che abdica in favore della finanza, della economia, della tecnologia, trasformando la nostra società in plutotecnocrazia.

Dobbiamo formulare una nuova concezione di politica che abbia l’obiettivo di migliorare la vita quotidiana di ognuno, che serva a ritrovare partecipazione. Un grande sforzo deve essere fatto sulle politiche attive sul lavoro per far incontrare domanda e offerta. I centri dell’impiego non funzionano e le supplenti agenzie interinali che ovviamente con spirito privatistico offrono carne lavorativa all’altare del datore di lavoro spezzando il rapporto contrattualistico in miriadi di singolarità, azzerando la logica contrattuale nazionale, sembra oramai, dopo tanti anni di attività, una via fallimentare, in quanto costituiscono il primo anello per il lavoratore all’abbassamento del proprio salario, parte va all’agenzia, e dei propri diritti creando una figura intermediaria, costosa e inutile dalla parte del lavoratore, molto utile dalla parte del datore che non solo screma la faticosa selezione ma si libera di responsabilità contrattuali che il nostro ordinamento giuslavoristico ovviamente attribuisce al datore di lavoro nei confronti del lavoratore. E dite poco!!

Non è più possibile riposare sugli allori perché non esiste più una soggettività partitica preconfezionata, un consenso predefinito attorno ai partiti, e corriamo il rischio che gli M5S siano candidati al governo del paese. Per anni le sedi dei partiti sono state chiuse o aperte solo in prossimità degli appuntamenti elettorali chiedendo la complicità dell’elettorato a fasi alterne. La gente lo ha capito benissimo. E’ in quelle sedi che deve invece avvenire la discussione, la formazione di nuovo pensiero attivo politico. Il Leader e l’uomo solo al comando hanno caratterizzato una politica Italiana che da Berlusconi a Renzi ha svuotato il ruolo dei corpi intermedi: sindacati, giornali, intellettuali etc…

I cambiamenti sociali di un nuovo secolo e millennio, impongono, a nostro avviso, cambiamenti radicali nel concetto di politica rappresentativa. La nostra formula è una politica rappresentativa partecipativa fatta di commissioni miste tra politici, senza ruoli amministrativi e semplici cittadini, giornalisti, intellettuali senza una particolare storia di impegno politico. Lo Stato è in forte crisi, le organizzazioni dello stato lo sono, la classe dirigente non è all’altezza di formulare soluzioni valide ai problemi concreti di una società in continua e progressiva dinamica di cambiamento. I Cittadini ci sono e devono esserci devono contare. Tali commissioni avranno solo potere consultivo e propositivo e dovranno essere ciclicamente formate, per ogni ente territoriale, a chiamata per sorteggio e rinnovate ogni anno tra residenti locali. Presiedono a garanzia di tali commissioni e del loro operato i Presidenti relativi all’organo dello Stato o all’ente pubblico al quale la commissione si affianca nei suoi lavori partecipandone da spettatore ma anche da occhio critico e propositivo. Nella commissione parlamentare, ad esempio, la presidenza della commissione andrà al Presidente della Repubblica. Le commissioni avranno il compito di analizzare l’operato dei parlamentari, dei consiglieri e delle politiche regionali, provinciali e comunali. Là dove trovino prove, documenti ed evidenze che conducano a casi gravi, il tutto passa alla Magistratura. E perché no estenderemmo la creazione di queste commissioni all’interno dei tribunali – ma solo come controllo amministrativo funzionale, o degli ospedali e delle scuole con stessi intenti.

La funzione di questo nuovo modello di partecipazione politica è duplice: ridurre e annientare la distanza tra popolo e casta riportando la gente a sentire il senso di comunità e di bene comune; creare, e rafforzare - forse per la prima volta nella nostra storia - un senso di appartenenza allo Stato della popolazione italiana che a differenza della Inghilterra, Francia e Germania ha conosciuto in tempi solo recenti la unificazione nazionale; da qui il grande problema della evasione fiscale.

Il quadro socio-economico a 15 anni dall’ingresso nell’euro annovera un’Italia tra i peggiori stati in Europa. L’Italia paga per la mancata creazione di una realtà politica europea prima di quella monetaria. Il passaggio all’euro con un marco sottovalutato che ha dato sprint alla economia tedesca, ha affossato l’economia Italiana a causa di una lira sopravvalutata dimezzando il potere di acquisto di salari e pensioni e uccidendo il ceto medio, impoverendo l’economia delle micro imprese italiane a gestione familiare che costituisco il 90% del nostro tessuto economico industriale, e non sono in grado di fare innovazione. L’INPS a voce di Tito Boeri parla di un raddoppio del numero delle famiglie povere. Il lavoro non deve essere cercato, non si trova, allora va creato, ma anche quando il cittadino prova a farlo, burocrazia e banche non lo aiutano, né supportano. Le Banche aiutano la grande azienda – che poi le getta nel fallimento e nega il credito ai progetti delle piccole partite iva oneste e che con micro credito potrebbero lanciare i loro progetti. La politica europea dell’austerity, con al centro le banche, ci ha portato ad una grave deflazione che deprime l’economia e non ne permette un rilancio. Austerity si può fare solo se l’economia ha una fase florida. La Brexit fa registrare un miglioramento del PIL dell’Inghilterra e ora anche il Labour Party sembra cambiare l’idea Ukip a favore del Leave. L’elezione di Trump e la Brexit hanno dimostrato che la sudditanza della politica alla finanza alle lobby e al tempo stesso che quando opinionisti e giornali stanno con l’Establishment perdono il contatto con la realtà e perdono, non prevedono quanto accade. Eppure a Davos il Presidente della Cina, che acquista sempre più territorio agricolo in Africa, in un periodo di crisi del neoliberismo elogia l’oceano aperto della globalizzazione.

La politica Italiana si divide tra quella prima del 4 Dic. e quanto sta avvenendo dopo il 4 Dic.2016.

Il PD non ha fatto nessuna analisi della sonora sconfitta e il governo fotocopia squaderna Lotti (indagato), Boschi, Madia, Del Rio, Padoan Schioppa, Poletti… E’ questa la nostra Italia? Possibile che non riusciamo a trovare una classe dirigente più all’altezza? Razzi, Scillipoti, o Gianfranco Rotondi di Rivoluzione Cristiana che come un automa porta in giro il suo vergognoso libro intitolato “Meglio la Casta”. Vengo a scoprire che il nostro governo apre alle lobby una sede, una sala governativa in cui i lobbisti possano dialogare con i rappresentanti del governo. Notizia grave quanto la scoperta della paranza che fa stese e spaccia a Napoli. Vogliamo ricordare Napulé di Pino Daniele “Napoli è una carta sporca e nessuno se ne importa”.

Questo l’Italia si merita?


L’inizio del 2017 ci ha regalato lo scandalo dell’Ospedale di Nola. E veniamo ad apprendere che lo spettacolo di malati sdraiati a terra per carenza di letti accade spesso a Nola, allora ci viene da chiederci perché non è stato fatto prima che il ministro inviasse N.A.S., commissario etc… Siamo davvero questo? Questo spettacolo l’Italia, la ottava potenza industriale del mondo, deve oggi offrire al mondo? Che rapporto esiste più tra la nazione attuale e quella del Rinascimento del Barocco, del Risorgimento?

Destra e sinistra sono e sempre saranno due filosofie per impostare due modelli di società distinti e quindi il loro significato permane oggi come sempre. Poi il Movimento 5 Stelle. La sua difficoltà, negando valori partitici e ideologie, a collocarsi anche in Europa tra Farage e Verhofstadt dei liberali di ALDE, con una incresciosa figura internazionale che certo non giova al movimento di Grillo, non giova alla nostra già compromessa immagine all’estero. Strana la politica italiana vista da altre nazioni, inusuale per la sua oramai totale mancanza di corpi intermedi, per la sua completa distinzione tra masse e base da un lato, e palazzo e casta dall’altro. Diffidare da quanti vorrebbero far credere che destra e sinistra siano due categorie antiche e superate. Infatti, quelli stessi che in Italia ne invocano il superamento, hanno prodotto negli ultimi trent’anni governi, auto definitisi di centro-sinistra che, abbracciato il neoliberismo, abbassano i diritti dei lavoratori, credendo così di ottenere in cambio, l’aumento dei numeri occupazionali. Le indicazioni Europee vogliono questa stessa impostazione e anche la Socialdemocrazia abbraccia il capitalismo e il neoliberismo. Non a caso esiste l’Altra Europa con Tzipras.

Eppure i segni della crisi del capitalismo sono oramai tanti: bolle finanziare e crisi bancarie, rigore europeo e deflazione e salvataggio di banche e fabbriche con soldi pubblici. E tali e quali rispetto alle politiche sul lavoro, eccoli allineati i governi italiani passati, e quello attuale, spesso capaci di raggiungere in tale direzione anche risultati peggiori dei governi di destra. Questo spirito contrario al dettato costituzionale è quanto l’elettorato ha respinto con il referendum del 4 Dicembre scorso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ovvero un’Italia maglia nera economica in Europa, con un indice di disoccupazione giovanile abnorme e patologico pari al 40% e quello della disoccupazione totale pari a circa il 12%. Dati degni di un paese in guerra. Il lavoro come merce e l’annullamento dell’art.18 ha abbattuto l’ultimo baluardo verso la barbarie, del lavoro comperato al tabaccaio, come un francobollo, una marca da bollo o peggio un pacchetto di sigarette. Quando la così detta Sinistra converge sulle posizioni della destra capitalistica, la nostra società non ha più gli anticorpi per proteggere i più deboli ovvero i lavoratori e, tra questi ancora i più deboli: donne e giovani. Peggio, i lavoratori oggi coesistono nella realtà aziendale con contratti diversi e retribuzioni e tutele diverse pur svolgendo nella stessa azienda stesse mansioni. Arrivano ad odiarsi e confliggono. Il conflitto una volta verticale tra datore di lavoro e lavoratore oggi ha aggiunto la componente orizzontale sgretolando la solidarietà tra i lavoratori, ovvero la vera forza propulsiva della lotta di classe e la solidarietà, la forza che alla massa operaia conferiva un’inimmaginabile capacità d’urto e d’impatto è progressivamente scomparsa, accettando la narrazione unica, di un pensiero unico che non si può nulla contro la corsa al ribasso nelle politiche lavorative e salariali, imposta dalla globalizzazione.

Lavoro, lavoro a fondamento dell’essenza della nostra società plasmata dalla Costituzione, faro e fulcro non retorico ma sostanziale per riformare tutta la nostra società.

Voglio fare una riflessione applicata alla condizione sopra descritta con l’inconsistenza politica di Poletti (ministro del Lavoro): “I giovani vanno all’estero? Alcuni è meglio non averli tra i piedi!!!” Per fortuna i giovani, a cui Poletti si riferisce, mostrano un maggior senso di responsabilità e di maturità dei nostri ministri rispondono con una lettera della giovane giornalista da Amsterdam, Lara Lago, che sommessamente scrive a Poletti per incontrarlo magari ad Amsterdam per far toccare con mano le difficoltà che si prova a incominciare da zero. Lui non solo non le risponde, ma non la vuole neppure incontrare. Ma che ministro e che politico o amministratore è colui che non vuol parlare ad un cittadino? Ai nostri occhi decade immediatamente dalla propria qualifica e deve essere dimesso! Spero che in tal senso la sfiducia in programma per Poletti produca questi effetti.

Il grave è che Poletti si aggiunge ad un coro che parte dalla Fornero con i giovani choosy o da Padoan Schioppa che diceva “bamboccioni” e che quando un ministro si occupa di qualsiasi settore ecco che nasce questo tipo di atteggiamento tipico di chi giudica con distacco e arroganza. Vedi la scuola dei fannulloni.

Nulla oggi, a poco più di un mese dal referendum vediamo di cambiato, in un PD arrogante, che declina in tutte le possibili forme la dittatura della maggioranza. Tutto come prima. Nei giorni scorsi Lorenzo Guerrini è un sottosegretario PD che non parla. Non parlava Renzi che con sdegno lascia il Paese allo sbando, o se preferite nel guado, per dirla tutta nel guano, a partire dalla riforma elettorale che incomprensibilmente e incoscientemente non aveva l’opzione B nel caso di perdita del referendum. Ma poi c’è la Buona Scuola che non funziona, i referendum che contrastano il fallimentare Job Act, i decreti salva banche e il MPS che lasciano sangue sul campo, la mancata riforma delle Province e la legge del Rio che pecca di anticostituzionalità, come la legge Madia per la riforma della Pubblica Amministazione che è stata in buona parte bloccata dalla Corte Costituzionale. Ora il PD parla con la voce femminile di Alessia Morani o della Serracchiani. Obiettivi recuperare i giovani per nuova segreteria con sindaci giovani. E Infine solo ieri l’intervista a Repubblica di Renzi sintetizzabile in: “più cuore e meno slide” e “abbiamo sbagliato la nostra comunicazione”. Nessuna autocritica seria, nessuna controindicazione al comportamento politico che ha portato il pokerista Renzi a scommettere tutto, puntare tutto per incassare al referendum solo una sonora sconfitta. L’Assemblea Nazionale PD ha infatti cancellato un necessario Congresso. Risultato: nessuna analisi profonda nel PD, un danno colossale per il Paese che ha già perso tre anni con Renzi e ora continua a perdere tempo.

Morani dichiara, stiamo lavorando per una legge elettorale omogenea che consenta la governabilità, il rischio della palude è altissimo, il proporzionale non fa governare. Eppure dice che Le va bene il Mattarellum. Renzi vuole andare presto a votare ma dentro il PD c’è chi vuole attendere perché la sua immagine si annacqui.

Chi ascolta la Serracchiani dopo la decisione della Consulta sui referendum CGIL, capisce che nulla è cambiato e ancora le loro ricette sono le stesse e l’unica preoccupazione è che non sono stati in grado di comunicare le loro meravigliose intensioni e che i giovani non li hanno capiti. Bocciato il quesito sull’art.18 in barba ai 3,5 milioni di cittadini che hanno firmato per promuoverlo, che dire? Una Serracchiani vergognosa una giovane ancora ancorata sul Jobs Act e ancora ancorata sull’Italicum.

La nuova generazione PD di cui lei insieme a Renzi, Madia, Boschi, Orfini, Morani etc… nulla di buono è riuscita a lasciare in dote al paese se non questo sfacelo in ogni settore attenzionato.

E allora uno dei temi è Il PD segue Renzi o no ?

Eppure la storia della politica Italiana ha un prima, caratterizzato da un Renzi imperatore e un dopo il 4 Dic. 2016 con Renzi anatra zoppa e un Mattarella che cerca di ricomporre un governo fotocopia senza Renzi.

Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha regalato passaggi non scontati sui giovani e sulla preoccupante condizione del mondo del lavoro, ricordando le molte lettere da lui ricevute dai cittadini per andare a votare. Ma non si può votare secondo il Presidente con sistema disomogeneo per la Camera e il Senato. Renzi invece di fare ammenda e dire ok, allora dopo aver incartato il paese per almeno tre anni sulle riforme indico quale potrebbe essere una legge elettorale che invece di dare, sulla scia di un maggioritario spinto, un premio di maggioranza forte che rafforza il governo rispetto al parlamento, prenda atto che l’Italia ha tre poli politici con il M5S primo partito per cui più che bipolarismo maggioritario stiamo andando verso un proporzionalismo con delle soglie d’ingresso e premi di maggioranza più bassi. Ma niente, come un bimbo piccato non riconosce le proprie responsabilità per il bene del paese, ma tende ancora la corda facendo il risentito. Ora il bagno di umiltà è la visita a Scampia e lo liquida con un tweet.

Abbiamo mangiato il panettone di Natale con la gente che ha la necessità e la volontà di andare a votare e ieri Renzi che sembrava volere elezioni a tutti i costi ha detto che non c’è fretta di andare a votare. Come prima più di prima, la nuova Ministra Fedeli della Pubblica Istruzione, che laurea non ha e poco indicata sembra nelle competenze a guidare il mondo della Scuola Italiana, si affretta ad approvare l’ultima legge di attuazione – altrimenti in scadenza – ovvero la parte finale della Buona Scuola della riforma Giannini-Renzi, responsabile per la prima volta nella storia di cattedre ancora vacanti a metà gennaio, e chi ci rimette? Ancora i ragazzi.

Del resto non mi aspettavo nulla di diverso. La dittatura della maggioranza è quello che hanno imposto fino ad oggi e non riescono a cambiare registro. Ho partecipato ad una riunione a Castiglione della Pescaia dei Giovani del PD che ha prodotto il nulla, rispetto ai propositi di analisi del Referendum dichiarati sul Tirreno a motivazione del loro tour in tutta la Provincia. Di referendum non si è parlato solo un disagio anche al solo nominarlo per non capire il loro stesso mondo che non ha risposto ai gettoni di Renzi. Una vergogna questi giovani che dimostrano lontananza dai giovani, e si sono svegliati senza nessuna rappresentanza del loro mondo. Forse questo il flop maggiore di Renzi e del Renzismo, credere che per essere giovani e riformisti basta il dato anagrafico. Il Referendum con chiarezza ha bocciato Renzi e il Renzismo soprattutto sul mondo lavorativo. Generazioni dal futuro rubato dai padri in una Italia cresce 5 volte meno del resto del mondo.

L’Italia è impazzita? Perché l’Italia è in difficoltà?

Illusione crescere culturalmente senza ascensore sociale ma anzi con il discensore della disoccupazione. Illusione a creare dei giovani iperreferenziati e iperspecializzati e preparati con Master, Dottorati di ricerca per poi andare a lavorare, se va bene, ai call center che come abbiamo visto ultimamente con ALMAVIVA vengono poi chiusi con licenziamenti di massa. Almaviva 2512 esuberi 1666 licenziamenti, le alternative?

Emergenza terremoto, e ora anche ghiaccio e neve, non gestita e si gestisce solo l’emergenza Banche. Caporalato, disoccupazione e povertà realtà di tutti i giorni.

Immigrazione: mancanza di politiche, di definizione di protocolli e standard, di accoglienza, revisione dei CIE, la irresponsabile gestione di tutti i centri di accoglienza etc… ruolo della prefettura. Impedire che ci possa essere chi sfrutta e si arricchisce su questo fenomeno Capire e poi suggerire accordi come coraggiosamente ha ripreso dopo tre anni il ministro Minniti. Impostare una politica europea e mondiale di distribuzione del reddito, perché non è possibile che 1% della popolazione mondiale detenga la maggioranza delle risorse economiche e il 99% le restanti. E’ ovviamente un problema di redistribuzione dei diritti con organismi internazionali che impediscano la nascita di nuovi focolai di guerra, o nascita di dittature sanguinarie.

Siamo stati inchiodati per tre anni sulla riforma elettorale sulla riforma Costituzionale mai un pensiero sull’economia se non mancette clientelari a pioggia su categorie poi in parte già protette con armi puntati sulla crescita del reddito per cui se gli 80 euro dati ai lavoratori facevano scattare la fascia di reddito, dovevano essere restituite.

Che dire delle mafie e massonerie italiane, le vogliamo continuare a tollerare o le vogliamo finalmente azzerare? Ci rendiamo conto del danno economico che ci arrecano che qualcuno quantifica in 70-80 miliardi di euro annui e forse di più? E quello sociale di interi quartieri compresi i minorenni in mano a chi li plagia? Più in genere possiamo azzerare una lotta democratica, accettare un’assuefazione sull’ingiustizia, sudditanza, e compressione delle minoranze.

Basta discorsi di palazzo, non ne possiamo più, ci vuole più ascolto della gente e azione concertata in progetti organici. Per questo la nostra proposta che comprende oramai che la formula della politica rappresentativa del ‘900 è terminata, che si sta affacciando una nuova democrazia, certo rappresentativa ma partecipativa, ovvero con commissioni di cittadini dentro i palazzi di ogni organo istituzionale e amministrativo. Dentro al parlamento, dentro ai Consigli Regionali, Provinciali e Comunali. Ma cosa fare quando tra breve Germania, Francia, Italia, forse Olanda vanno a breve ad elezioni? Vero che le politiche europee sono essenziali ma possiamo fare qualcosa anche a casa nostra per prepararci?

Abbiamo una classe dirigente e un gruppo dirigente predigitale: Magistrati, Universitari, Giornalisti inadeguata. A colpi di Corte Costituzionale si fa la politica che conta e la politica ha abdicato in favore della finanza e della Corte Costituzionale. I problemi travalicano la competenza dei politici. La tecnologia e la dinamica sociale impone una prontezza e una dinamica diversa da quanto fino ad oggi i politici riescono a fare. E l’orizzonte della politica sempre corto. La politica ricorre dobbiamo invece prevedere.

Politica pratica, e politica statista?

Forse ci vorrebbero politici che amministrano e politici che interpretano, capiscono i segni della storia e del futuro e che programmano per archi di 10 e cinque anni almeno dettagliando ai secondi gli atti amministrativi da applicare alle loro gestioni.

Abbiamo una separazione tra popolo e casta sempre più netta. Evasione Fiscale e distacco dalle Istituzioni.

Ripartiamo quindi dal Parlamento dalla Camera e dal Senato che con un glorioso referendum la nazione tutta ha difeso. Con lo spirito di un grande piano nazionale di pulizia etica e morale delle istituzioni. Istituiamo una commissione che , sempre attiva, consta di 23 elementi in modo che ci sia il Presidente della Repubblica e un membro per ogni regione. La commissione viene rinnovata della totalità dei suoi 22 elementi ogni anno. Gli elementi che la costituiscono sono in numero di 11 politici che si rendono disponibili in apposita lista provenienti da diverse regioni che non hanno attuali cariche amministrative e 11 cittadini anch’essi pescati per estratti a sorte, senza condanne penali e senza o civili in settori della amministrazione pubblica. Nessuno può sottrarsi dall’appartenervi salvo straordinarie motivazioni documentabili, una specie di servizio civile obbligatorio che porti il paese a conoscersi e a rimescolarsi per condividere le esperienze virtuose, se piace si può vederlo così. Politici e cittadini riceveranno un modesto gettone mensile e una soluzione abitativa in struttura pubblica o privata convenzionata. La commissione parteciperà ai lavori parlamentari e insieme al parlamento come primo lavoro redige un comportamento etico che pone al voto del parlamento. Poiché il popolo è sovrano se la commissione analizzando l’operato di parlamentari inquisiti e con carichi civili o penali e confrontandolo con il regolamento etico rilevi l’opportunità politica che un parlamentare venga sospeso in attesa dei vari gradi di giudizio, il Parlamentare verrà sospeso a seguito di un voto palese sulla richiesta di sfiducia. Se ovviamente si riscontra una recidività oltre la sospensione viene chiesta l’allontanamento da ogni ufficio Pubblico. Anch’esso deve essere ratificato dal Parlamento. Le commissioni possono godere dell'ufficio stampa del parlamento per dettagliare il loro operato informando l'opinione pubblica incominciando a creare anche altre ipotesi per rendere i palazzi permeabili ai cittadini che devono concorrere ai lavori con motivate ipotesi di modifiche di protocolli operativi per rendere efficienti i lavori politici e giudiziari. Infatti anche per i tribunali apriremmo delle commissioni che esaminano non il merito ma la fase amministrativa e le metodiche operative. Il sistema paese ha la necessità di utilizzare anche il contributo dei cittadini all'interno delle istituzioni e questo se funzionante deve essere esteso a tutti gli altri Organi dello Stato ed Enti Province e a regioni oltre che alle scuole. Questo darebbe anche un significato maggiore al voto della gente e dei Cittadini e forse anche i giri di gabbana tra i parlamentari riportando ad un significato il mandato di rappresentanza che i cittadini danno ai politici. Le commissioni possono avvalersi di ogni esperto là dove la problematica affrontata lo richieda. La democrazia chiama tutti a dare un contributo ed oggi più che mai l’Italia ne ha bisogno. Non possiamo più attendere.









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