La città indifferente

Luca Urbani 12-09-2018 ore 20:39 Grosseto, Ustica
«.l´aeroporto è come un paese, tutti sanno tutto di tutti.»   con queste parole un aviere  ,dell’Aeroporto Corrado Baccarini di Grosseto, rispondeva alle domande del giornalista (sulla cronaca locale di una delle due testate giornalistiche a disposizione) che lo intervistava, nell’estate del 1980, a proposito del disastro avvenuto nei cieli di Ustica.

 

Di questo strano paese che è un aeroporto militare come quello di Grosseto, alcuni sono morti precocemente come il colonnello-pilota Pierangelo Teoldi (il 3 ago 1980) in un incidente al km 133,900 dell’Aurelia, il capitano Maurizio Gari (il 9 mag 1981) per infarto, a soli 32 anni,  in servizio come capo controllore di sala operativa della Difesa Aerea presso il 21° CRAM di Poggio Ballone, il maresciallo Mario Alberto Dettori (31 mar 1987)  trovato impiccato sul greto dell’Ombrone presso Istia, in servizio come controllore di Difesa Aerea presso il 21° CRAM di Poggio Ballone. Questi ultimi erano in servizio presso il radar di Poggio Ballone il 27 giu 1980 nell’ora della cosiddetta “Strage di Ustica”. Nell’agosto del 1988 a Ramstein morivano del disastro delle Frecce Tricolori Ivo Nutarelli e Mario Naldini colonnelli pilota, erano in volo il 27 giugno 1980 in prossimità del DC9 Itavia.

 

Queste morti a Grosseto non fanno grande effetto, la città sembra non percepire la realtà che un bel pezzo della verità nascosta della strage più incredibile d’Italia sia stata consumata nell’aeroporto Corrado Baccarini.

 

Tutti sanno tutto di tutti, ma tutti stanno zitti! Il Giudice Priore durante la sua indagine sulle vicende di Ustica trova nella base aerea grossetana il muro più omertoso d’Italia, anche l’archivio VAM (la vigilanza aeronautica, cioè i soldati di leva) è incredibilmente andato a fuoco prima del suo arrivo a Grosseto!    Il silenzio imposto dai vertici dell’Aeronautica (il Gen. Zeno Tascio in primis) e, soprattutto, la più che giustificata paura hanno fatto si che a tutt’oggi non si sa bene cosa sia successo quel giorno nella base aerea della nostra città!

 

Qualcuno però qualcosa l’aveva detta, Dettori aveva parlato, per telefono, con i responsabili del Movimento Democratico dei militari: Mario Ciancarella e Sandro Marcucci.   Le sue prime parole riferite a Mario Ciancarella furono: “siamo stati noi a tirarlo giù” riferendosi appunto a DC9 Itavia.   Sul “tirarlo giù” non ci sono molte interpretazioni, sul “noi” invece si può pensare a noi riferito alla  Nato, a noi come Aeronautica Italiana o a noi dell’aeroporto di Grosseto!   Quest’ultima ipotesi, che include anche le altre due, è quella che mi ha sempre addolorato di più come cittadino di questa città, ma è anche quella che al tempo stesso giustifica tutto il silenzio della palude grossetana.

 

Tra i cittadini meno giovani tutti si ricorderanno del bar-gelateria Olimpico della prima gestione a Grosseto, pochi invece avranno fatto caso che all’interno del locale c’era il classico poster con i caccia F104 del 4° stormo e la dedica al gestore del bar firmata da Naldini e Nutarelli.  Questo per capire che la città ha perso per questa vicenda dei suoi concittadini senza voler mai tentare di sapere cosa sia effettivamente successo quel maledetto 27 giugno 1980.

 

Non è mai troppo tardi però per metter fine all’indifferenza e provare a ricostruire!

 

Luca Urbani

 

(continua negli articoli successivi)

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